---SITO IN ALLESTIMENTO---

Bacheca del dr.Rossi

 

17.12.2010 Seminario ASL RM B

QUANDO L'ALTRO MANCA.....il peso delle assenze nell'organizzazione psichica individuale e intersoggettiva.

Eventi Passati

 

La Psicoterapia e la relazione terapeudica

Ogni tipo di disagio e sofferenza psichica trova la sua ragione nell’adattamento alla relazione con l’altro. Sin dalle primissime fasi dello sviluppo, l’individuo inizia un intenso scambio comunicativo con chi lo circonda.

Questa interazione implica la necessaria modulazione dei propri bisogni, desideri e paure in funzione del tipo di risposte che egli riceve dalle persone da cui dipende fisicamente ed emotivamente. 

 Nel tempo questa forma di adattamento da luogo al consolidamento di schemi emozionali, cognitivi e comportamentali funzionali alla relazione, schemi però che possono impedire uno sviluppo armonico e integrato del Sé, creando scompensi nella vita affettiva e sociale.

Questa organizzazione è al di fuori del livello di coscienza ed è alla base della rigidità e ripetitività dell’esperienza percepita, rigidità in cui si annidano i sintomi e le maggiori difficoltà della relazione con l’altro.

Se i problemi affondano le proprie radici nell’adattamento alla relazione con l’altro significativo, l’incontro con uno psicoterapeuta può diventare il terreno esperienziale di un cambiamento proprio di quegli assetti sommersi che sono diventati generatori di sofferenza. Perché questo possa avvenire, la relazione terapeutica deve poter essere un’esperienza alternativa a quelle già vissute e consolidate nel mondo interno del paziente.

La prima ed essenziale condizione perchè ciò avvenga è che il terapeuta sia in grado di non confondere il proprio desiderio/bisogno di cambiare l’altro con ciò di cui l’altro ha veramente bisogno. Questa capacità è direttamente proporzionale al livello di formazione professionale, di maturità e conoscenza di sé raggiunto dal terapeuta.

Il professionista formato può allora proporsi nella relazione sapendo modulare risposte nuove a quelle che quasi automaticamente il paziente già si aspetta dai propri interlocutori.

Solo all’interno di una relazione di questo tipo gli individui possono riconoscersi e sentirsi riconosciuti, sviluppando con il tempo la fiducia necessaria per abbandonare consuetudini comportamentali e per accedere ad una dimensione delle proprio mondo interno più gestibile e pensabile.

Non si tratta di un mutamento radicale, ma di qualcosa di nuovo che emerge attraverso l’esperienza della relazione terapeutica, sostituendosi alla trama abituale dei pensieri, dei sentimenti e alle oramai scontate reazioni emozionali.

Il paziente esperisce un diverso modo di incontrarsi con l’altro che, dopo fasi iniziali di ripensamento, genera un crescente senso di autostima congiunto ad una maggiore capacità di gestione delle proprie competenze relazionali ed affettive.

 

Ogni tipo di disagio e sofferenza psichica trova la sua ragione nell’adattamento alla relazione con
l’altro. Sin dalle primissime fasi dello sviluppo, l’individuo inizia un intenso scambio comunicativo
con chi lo circonda. Questa interazione implica la necessaria modulazione dei propri bisogni,
desideri e paure in funzione del tipo di risposte che egli riceve dalle persone da cui dipende
fisicamente ed emotivamente. Nel tempo questa forma di adattamento da luogo al consolidamento
di schemi emozionali, cognitivi e comportamentali funzionali alla relazione, schemi però che
possono impedire uno sviluppo armonico e integrato del Sé, creando scompensi nella vita affettiva
e sociale. Questa organizzazione è al di fuori del livello di coscienza ed è alla base della rigidità e
ripetitività dell’esperienza percepita, rigidità in cui si annidano i sintomi e le maggiori difficoltà
della relazione con l’altro.
Se i problemi affondano le proprie radici nell’adattamento alla relazione con l’altro significativo,
l’incontro con uno psicoterapeuta può diventare il terreno esperienziale di un cambiamento
proprio di quegli assetti sommersi che sono diventati generatori di sofferenza. Perché questo possa
avvenire, la relazione terapeutica deve poter essere un’esperienza alternativa a quelle già vissute e
consolidate nel mondo interno del paziente. La prima ed essenziale condizione perchè ciò avvenga
è che il terapeuta sia in grado di non confondere il proprio desiderio/bisogno di cambiare l’altro con
ciò di cui l’altro ha veramente bisogno. Questa capacità è direttamente proporzionale al livello di
formazione professionale, di maturità e conoscenza di sé raggiunto dal terapeuta. Il professionista
formato può allora proporsi nella relazione sapendo modulare risposte nuove a quelle che quasi
automaticamente il paziente già si aspetta dai propri interlocutori. Solo all’interno di una relazione
di questo tipo gli individui possono riconoscersi e sentirsi riconosciuti, sviluppando con il tempo la
fiducia necessaria per abbandonare consuetudini comportamentali e per accedere ad una dimensione
delle proprio mondo interno più gestibile e pensabile. Non si tratta di un mutamento radicale, ma di
qualcosa di nuovo che emerge attraverso l’esperienza della relazione terapeutica, sostituendosi alla
trama abituale dei pensieri, dei sentimenti e alle oramai scontate reazioni emozionali. Il paziente
esperisce un diverso modo di incontrarsi con l’altro che, dopo fasi iniziali di ripensamento, genera
un crescente senso di autostima congiunto ad una maggiore capacità di gestione delle proprie
competenze relazionali ed affettive
 

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